La grande famiglia dei folletti carnici

Sono passati anni dalla prima edizione di Sbilfs. Anni che hanno fatto tanto discutere, che l'hanno fatto conoscere e richiedere con sempre maggiore forza, che hanno scatenato una incredibile corsa all'imitazione, alla riproduzione dei suoi personaggi sui più svariati oggetti. Noi ci siamo innamorati di questi paesaggi, di queste immagini, degli scenari da fiaba che Giovanni Pielli ci ha proposto e dei fantastici personaggi che ha voluto rendere in immagini, ma che già albergavano nel nostro cuore, retaggio di ancestrali racconti, delle narrazioni dei nostri avi. Gli Sbilfs già ci correvano nel sangue, nelle ossa, permeavano la nostra essenza, come le nostre montagne, le nuvole che corrono nel cielo, i grandi alberi che salgono ad accarezzarlo: sono parte di noi, come noi siamo parte del mondo. Questi folletti forse qualcuno li chiamava e li chiama in modo diverso, forse anche se li immagina in un altro modo, forse addirittura voleva illustrarli con altre fattezze, forse... La realtà è che, ben lungi dal cimentarsi nella redazione di un trattato scientifico, l'Autore ha voluto narrare e soprattutto illustrare a tanti bimbi (buona parte, ormai, tali solo nel cuore) quanto dolce e suadente fosse addormentarsi con nelle orecchie il racconto di folletti simpatici e dispettosi e quanto sia bello ancora oggi poter togliere limiti e briglie alla propria fantasia ed essere capaci di incamminarsi in un bosco con il riverente rispetto di un ospite che incontra la segreta vita di un mondo sconosciuto. Giovanni Pielli ha fatto tesoro di tanti racconti raccolti nella sua amata Carnia e che poi ha saputo ritrovare impigliati nella rete del ricordo, da questi ha tratto ispirazione, li ha immaginati e dipinti per noi, poi il suo tempo è finito e lui, tranquillo per aver adempiuto alla sua opera, li ha raggiunti per giocare eternamente con loro, in quel fantastico mondo che così spesso ha visitato quando era ancora insieme a noi. Per puro diletto abbiamo voluto tradurre questo testo anche in friulano, anche perché pensiamo che la lingua propria degli Sbilfs sia questa, come pensiamo che il posto migliore per la lettura di questo libro sia un bel prato fiorito, tra un leggero sussurro di fronde ed il canto dei grilli.

"tratto da società Tolkeniana Italiana"